10.09.2026
La Wunderkammer di Guido Cecere: la fotografia come camera delle meraviglie
10/09/2026

Una mostra che attraversa fotografia, Pop Art, grafica e cultura visiva per riscoprire il lavoro di un autore capace di trasformare l'immaginario commerciale in autentica ricerca artistica. Da venerdì 12 settembre al 28 novembre 2026, la Galleria Sagittaria di Pordenone, sede espositiva di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone, ospita Guido Cecere. Wunderkammer, la 517ª mostra promossa dal Centro Iniziative Culturali Pordenone. Curata da Angelo Bertani, Walter Criscuoli e Fulvio Dell’Agnese, l’esposizione nasce in collaborazione con il Comune di Pordenone ed è tra i progetti selezionati nell’ambito dell’Avviso pubblico “Verso Pordenone 2027”, dedicato alle iniziative legate ai temi e alle progettualità del dossier di candidatura di Pordenone a Capitale italiana della Cultura 2027. Sostengono il progetto anche la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e Unione Artigiani della provincia.
Una Wunderkammer costruita attraverso le immagini
Il cuore della mostra è la straordinaria capacità di Guido Cecere di costruire l’immagine fotografica come una vera e propria camera delle meraviglie: una regia minuziosa dello scatto nella quale oggetti, forme, colori e frammenti della cultura popolare vengono accostati, isolati e reinventati. È una cifra stilistica che gli valse, nel 1994, il Premio per il miglior Calendario fotografico europeo alla Fiera del Libro di Francoforte, ma che racconta anche una delle caratteristiche più profonde della sua personalità: l’inesauribile passione per il collezionismo.
Cartoline, insegne d’epoca, giocattoli, gadget, oggetti pubblicitari e curiosità legate al mondo della fotografia entrarono progressivamente nella sua casa e nel suo studio, trasformati da Cecere in un vero archivio personale dell’immaginario contemporaneo. Una collezione sterminata, dalle ceramiche di Limoges ai gadget degli ovetti Kinder, che non era semplice accumulo, ma un repertorio visivo dal quale attingere per costruire nuove immagini. A sette anni dalla scomparsa del Maestro, avvenuta nel 2019, Wunderkammer supera così la dimensione del semplice omaggio e propone, per la prima volta in maniera sistematica, una rilettura del genio teorico e pratico di Cecere: fotografo, docente e sperimentatore capace di trasformare la fotografia promozionale e industriale in un sofisticato campo di ricerca filosofica, meta-iconografica e formale.
Dalla Pop Art ai “quadrati delle meraviglie”
La formazione di Cecere spiega molto della sua originalità. Dopo il Corso Superiore di Arte Grafica di Urbino, dove studia sotto la guida di figure fondamentali della comunicazione del Novecento come Albe Steiner e Michele Provinciali, si specializza in fotografia creativa al London College of Printing con Jorge Lewinski.
È nella Londra dei primi anni Settanta, frequentando i mercati di Camden e Portobello, che entra in contatto diretto con l’universo della Pop Art britannica e con una nuova idea di cultura visiva: anche l’oggetto quotidiano, il prodotto di consumo e il frammento della civiltà industriale possono diventare strumenti di una comunicazione universale.
Da qui nasce uno dei tratti distintivi della sua ricerca: il superamento della tradizionale separazione tra cultura alta e immaginario popolare.
La sezione centrale della mostra racconta in particolare la rivoluzione portata da Cecere nella fotografia di committenza, con un focus sui suoi celebri Calendari d’autore, realizzati a partire dagli anni Ottanta. Tra questi spicca il lungo sodalizio con Ceramica Dolomite, culminato proprio nel riconoscimento ottenuto a Francoforte nel 1994.
Come sottolinea il critico d’arte Aldo Iori, Cecere sviluppò per questi strumenti di comunicazione un originale modus imaginis, trasformando oggetti promozionali di larga diffusione in opere visive autonome.
La sua intuizione tecnica era tanto semplice quanto rivoluzionaria: la stampa in rapporto uno a uno. Elementi vegetali, sezioni di frutta e oggetti di modernariato venivano fotografati nelle loro dimensioni reali, annullando la distanza tra l’oggetto e la sua rappresentazione e creando un potente effetto trompe-l’oeil.
Attraverso il banco ottico e complessi scatti zenitali, Cecere disponeva gli oggetti sul piano di lavoro per poi ribaltarne radicalmente la prospettiva nella presentazione verticale. Nascevano così quelli che l’autore definiva “Wunderquadrate”, veri e propri “quadrati delle meraviglie”: immagini dalla rigorosa costruzione geometrica capaci di isolare la forma dal caos della società dei consumi e trasformare il quotidiano in esperienza estetica.
L’archeologia del quotidiano
Dietro l’apparente leggerezza delle sue immagini si nasconde però una riflessione molto più profonda.
Per Angelo Bertani, l’approccio di Cecere risente anche del metodo stratigrafico del nonno materno Michele Gervasio, archeologo e storico direttore del Museo Archeologico di Bari. È come se il fotografo avesse applicato l’archeologia alla contemporaneità, raccogliendo i “reperti” del mondo dei consumi e trasformando gli oggetti comuni in presenze cariche di memoria, emozioni ed echi soggettivi.
È particolarmente evidente nelle serie delle sovrimpressioni e nelle ricerche dedicate alla costruzione del mito di Marilyn Monroe, dove Cecere indaga la fragilità e l’ambiguità della bellezza trasformata in icona di massa.
Ne emerge una fotografia profondamente umanistica, fondata sulla padronanza fisica e intellettuale delle tecniche analogiche e, proprio per questo, sorprendentemente attuale nell’epoca delle immagini generate dagli algoritmi.
Come ha osservato il giornalista e critico Michele Smargiassi, Cecere concepiva l’arte innanzitutto come relazione e scambio tra esseri umani, costruendo una storia della fotografia “non vasariana”: una storia festosa del saper vedere, fatta di associazioni, intuizioni, combinazioni e scoperte.
Le sue immagini diventano così sofisticate sfide all’entropia del mondo: ogni frammento trova il proprio posto, ogni oggetto acquista una nuova relazione con gli altri e l’immagine si trasforma, in fondo, in un grande gioco della meraviglia.
Quattro appuntamenti per approfondire la mostra
Ad arricchire il progetto espositivo sarà anche un cartellone di quattro incontri curato dal Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia (CRAF) di Spilimbergo, in collaborazione con il Centro Iniziative Culturali Pordenone.
Gli appuntamenti si terranno alle 18.00 nella Sala Appi di Casa Zanussi Centro Cultura Pordenone.
Il programma si aprirà venerdì 18 settembre, nell’ambito di pordenonelegge, con Guido Cecere. Wunderkammer, incontro affidato a Michele Smargiassi.
Gli approfondimenti proseguiranno in ottobre:
- giovedì 15 ottobre — Sulle tracce di Guido, con i curatori Angelo Bertani e Walter Criscuoli, sul rapporto tra oggetto ritrovato e pensiero critico;
- giovedì 22 ottobre — Firmato Ciol, con Elio Ciol e Stefano Ciol in dialogo con Alvise Rampini, tra memoria degli scambi con Cecere e prospettive future nel percorso verso Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027;
- giovedì 29 ottobre — Un giovane fotografo e l’importanza di un maestro, con Leonardo Fabris, dedicato al ruolo fondamentale svolto da Cecere nella formazione di giovani fotografi nelle accademie italiane.
Una mostra da non perdere
Guido Cecere. Wunderkammer invita dunque a guardare la fotografia da una prospettiva diversa: non soltanto come rappresentazione della realtà, ma come strumento capace di raccogliere, ordinare e reinventare il mondo.
Un’occasione per riscoprire la ricerca di un pioniere della cultura visuale contemporanea e, attraverso il suo inesauribile archivio di immagini e oggetti, interrogarsi sul modo in cui la nostra epoca costruisce i propri simboli, i propri miti e la propria memoria.
La mostra è a ingresso libero e resterà aperta dal lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 19.00, fino al 28 novembre 2026, alla Galleria Sagittaria di Pordenone.


